Festival dei Sensi: un laboratorio del tempo in Valle d’Itria

Metterci la faccia
4 Settembre 2025
Consiglio d’Europa: la casa comune che nasce dalle macerie
7 Settembre 2025
Arte · 7 Settembre 2025 · ⏱ 3 min · ~568 parole

C’è un’Italia che, d’estate, non si limita a organizzare sagre o concerti. In Valle d’Itria, tra i trulli di Cisternino, Martina Franca e Ostuni, va in scena da anni un appuntamento diverso: il Festival dei Sensi. Non è un festival nel senso canonico: non si corre da uno spettacolo all’altro, non ci sono effetti speciali. Qui ci si siede tra ulivi secolari, in masserie di pietra bianca, e si ascolta.

Quest’anno il tema è stato il Tempo. E già questo dice molto. Non il tempo dei cronometri o degli orologi atomici, ma quello che attraversa la nostra vita: il tempo da spendere, da perdere, da custodire. Una parola che in Valle d’Itria assume un sapore particolare: perché qui il tempo sembra davvero rallentare, scorrere più vicino al ritmo naturale delle stagioni.

Le conferenze – se così vogliamo chiamarle – non sono state lezioni cattedratiche. Piuttosto dialoghi, spesso al tramonto, in luoghi che già da soli valgono la fatica del viaggio. Filosofi, scienziati, artisti hanno provato a intrecciare le loro prospettive. Qualcuno ha parlato di astronomia, altri di antropologia, altri ancora di arte contemporanea. Tutti, in fondo, cercavano la stessa cosa: farci capire che il tempo non è un dato, ma un’esperienza.

Chi c’era ricorda soprattutto l’atmosfera. Le immagini su Instagram restituiscono scorci di trulli illuminati, volti assorti, mani che applaudono. C’è anche un video emozionale che condensa il festival: primi piani, paesaggi, parole che diventano musica. Sono frammenti, ma bastano per intuire la magia.

Negli anni il Festival ha ottenuto anche la Medaglia d’Onore della Presidenza della Repubblica. Non è un dettaglio: significa che questo piccolo miracolo di provincia è stato riconosciuto come esempio di cultura che unisce, che non fa rumore ma lascia traccia.

E allora, che cosa resta? Resta l’idea che un festival possa essere anche questo: un luogo dove ci si ferma, si ascolta e si torna a usare i sensi – vista, udito, tatto, persino l’olfatto quando arriva l’odore dell’erba la sera. Non una parentesi evasiva, ma un laboratorio in cui provare a vivere diversamente.

Chi lo ha vissuto racconta di aver portato a casa non solo appunti, ma un modo diverso di guardare le cose. E forse è proprio questo il segreto del Festival dei Sensi: farti capire che il tempo non è solo quello che passa, ma anche quello che resta.


Una nota personale

Ho saputo di questo festival da un mio vecchio compagno di collegio di Cisternino, Marco. Incuriosito, ho letto e visto molto del Festival dei Sensi, e confesso che mi ha lasciato una certa nostalgia. Non solo perché si è già concluso, ma perché mi ha ricordato quanto sia raro oggi fermarsi e ascoltare senza fretta. In fondo, non si tratta di andare a un evento per “consumare” contenuti, ma per vivere un tempo diverso.

Guardando le foto e i video, ho pensato che anche noi di Canale Cultura dovremmo imparare da questo modello: portare la cultura nei luoghi, farla respirare con i sensi, non solo con la testa. La Valle d’Itria, almeno per me piemontese, è lontana, ma il messaggio è vicino: la bellezza non è mai uno spettacolo da osservare, è un’esperienza da condividere.

Ecco perché questo festival mi sembra importante raccontarlo oggi, anche a distanza: perché ci ricorda che il tempo, se lo si sa abitare, può ancora diventare cultura viva